L’italia progetta l’inquisizione online

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logo inquisizioneScaricate via P2P oppure tramite link diretti per il download e avete letto con sospetto, negli ultimi mesi, le novità proposte da Francia, Inghilterra e Stati Uniti in materia di file sharing ? Inorridite quando vi descrivono il “regime Francese dei 3 schiaffi” oppure vi spiegano la metodologia attraverso cui viene effettuata, in Inghilterra, la disconnessione forzata ? La disconnessione forzata diventa un argomento di attualità anche in Italia. Politica e Industria dell’intrattenimento sembrano aver trascorso “notti di passione”. Hanno presentato un disegno di legge che cancella in un colpo solo l’azione della magistratura online sul diritto d’autore e considera responsabili i provider anche se non hanno responsabilità nella violazione(via Fulvio Sarzana).Inoltre, i cittadini potranno ritrovarsi con l’accesso ad internet sospeso se un semplice cittadino informa un provider della possibile violazione delle norme sul diritto d’autore o su marchi e brevetti. E’ una vera e propria inquisizione che verrà applaudita da FIMI e scatenerà un’ondata di cortei e proteste qualora il Parlamento progettasse, incurante del volere dei cittadini, una norma che viola i diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.

Riassumendo

Il prestatore di servizi

Nella prestazione dei servizi, il prestatore non è assoggettato ad un obbligo generale di sorveglianza sulle informazioni che trasmette o memorizza, né ad un obbligo generale di ricercare attivamente fatti o circostanze che indichino la presenza di attività illecite. E’ comunque tenuto ad informare senza indugio l’autorità giudiziaria o quella amministrativa
avente funzioni di vigilanza, qualora sia a conoscenza di presunte attività o informazioni illecite riguardanti un suo destinatario del servizio della società dell’informazione; a fornire senza indugio, a richiesta delle autorità competenti, le informazioni in suo possesso che consentano l’identificazione del destinatario dei suoi servizi con cui ha accordi di memorizzazione dei dati, al fine di individuare e di prevenire attività illecite ed è civilmente responsabile del contenuto di tali servizi nel caso in cui, richiesto dall’autorità giudiziaria o amministrativa avente funzioni di vigilanza, non ha agito prontamente per impedire l’accesso a detto contenuto, ovvero se, avendo avuto conoscenza del carattere
illecito o pregiudizievole per un terzo del contenuto di un servizio al quale assicura l’accesso, non ha provveduto ad informarne l’autorità competente.

Nessuna deroga e esenzione a:

  1. al prestatore che deliberatamente collabori con un destinatario del suo servizio al fine di commettere atti illeciti;
  2. al prestatore che metta a disposizione del destinatario dei suoi servizi oggetto del presente decreto, o comunque fornisca o presti a suo favore, anche strumenti o servizi ulteriori, in particolare di carattere organizzativo o promozionale,
    ovvero adotti modalità di presentazione delle informazioni non necessarie ai fini dell’espletamento dei servizi oggetto del presente decreto, che siano idonei ad agevolare o a promuovere la messa in commercio di prodotti o di servizi ad opera del destinatario del servizio;
  3. al prestatore che non abbia adempiuto al dovere di diligenza che è ragionevole attendersi da esso e che è previsto dal diritto al fine di individuare e di prevenire taluni tipi di attività illecite. In particolare, al fine di prevenire la violazione dei diritti di proprietà industriale, di cui al decreto legislativo 10 febbraio 2005, n. 30, tale dovere di diligenza comprende tra l’altro: l’adozione di misure che consentano di agevolare l’identificazione dei destinatari dei suoi servizi che agiscano nel commercio; l’adozione di filtri tecnicamente adeguati che non abilitino l’accesso ad informazioni dirette a promuovere o comunque ad agevolare la messa in commercio di prodotti o di servizi, in quanto tali informazioni contengano parole chiave che, negli usi normali del commercio, indicano abitualmente che i prodotti o i servizi a cui si applicano non sono originali, usate isolatamente o in abbinamento a un marchio o a un segno distintivo di cui il destinatario del servizio non abbia dimostrato di essere il titolare o il licenziatario; l’adozione di filtri tecnicamente adeguati che non abilitino l’accesso ad informazioni dirette a promuovere o comunque ad agevolare la messa in
    commercio di prodotti o di servizi che violano il copyright [..]

Filtri preventivi e “liste nere”


I provider dovranno preparare le “liste nere” (i cittadini sospettati di violare il diritto d’autore) e apporre filtri preventivi (nota: Grazie al controllo mentale? L’impressione è che qualche deputato si sia lasciato suggestionare da Minority Report, i precog esistono solo nelle favole )anche per servizi che non violano direttamente il diritto d’autore ma che potrebbero indurre il cittadino a pensare che ci siano tali servizi anche al provider stesso non riconducibili sulla rete.

Per approfondire: La proposta di legge (Camera Deputati)

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