La RIAA, Recording Industry Association of America, ha detto Lunedi’ che la legge sul Copyright (USA) non funziona e non riesce più a proteggere gli interessi dei detentori del copyright. La ricetta della RIAA per proteggere i propri Interessi è semplice, ridurre le libertà altrui. La RIAA critica la legge sul Copyright dicendo che consente a siti Web ma anche a fornitori di Banda di chiudere un occhio sulle attività degli utenti, ciò perchè non sono perseguibili.
“The DMCA isn’t working for content people at all,” “You cannot monitor all the infringements on the Internet. It’s simply not possible. We don’t have the ability to search all the places infringing content appears, such as cyberlockers like [file-hosting firm] RapidShare.”
Il mese di Agosto è agli sgoccioli e il Topic di Settembre sarà ancora una volta cercare di convincere i Governi. L’obbiettivo della RIAA è la creazione di leggi ad Hoc come quelle dell’Inghilterra e Francia che aiutano i detentori del Copyright riducendo i diritti dei Consumatori. La vicenda è assai complessa e la RIAA chiede un intervento del Congresso, mirano a una cooperazione con i motori di ricerca e hosting provider.
La RIAA non risparmia critiche neppure a YouTube. La RIAA è contenta dell’operato di YouTube. Ciò nonostante invia una “frecciatina” al noto portale di videosharing dicendo che, qualora intendano disabilitare il sistema di filtraggio automatico e rispondano immediatamente alle richieste di rimozione dei contenuti che violano il copyright, non subiscono alcun procedimento penale (DMCA).
L’intervento della RIAA è lecito, difendere il Copyright è un dovere ma, qualora la difesa del Copyright comporti una riduzione dei diritti di Hosting Provider, Siti Internet, Motori di Ricerca e Utenti qualcosa non funziona.. Cosa succederà ?
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Alex
Troppo comodo fare dietro-front e continuare a dare la colpa al web.
La RIAA ha fatto un buco nell’acqua (e nel bilancio) colossale con il suo terrorismo psicologico durato tre anni. Cos’ha ottenuto? Qualche causa vinta e oltre il doppio dei soldi guadagnati bruciati nella lotta alla pirateria. E’ un business in perdita perenne.
Quello su cui serve puntare è di trovare accordi con i provider internet per poter far pagare una simbolica cifra di 1$ in piu al mese e dare a disposizione dell’utente tutto il catalogo RIAA, in streaming e in download. Se tutti gli utenti internet pagassero questa “tassa” ogni mese i guadagni sarebbero di circa 3 miliardi di dollari annui. Tutto bilancio in positivo nei portafogli di un azienda che pensa ancora secondo le leggi del far west degli anni 90 con la lotta alle cassettine e CD contraffatte.
Alex