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YouTube blocca i video musicali in Germania

Nuovi guai per gli utenti di YouTube. Gli utenti Tedeschi non potranno continuare a vedere i video musicali sul noto portale di VideoSharing, sono fallite le trattative tra YouTube e [...]

Nuovi guai per gli utenti di YouTube. Gli utenti Tedeschi non potranno continuare a vedere i video musicali sul noto portale di VideoSharing, sono fallite le trattative tra YouTube e la GEMA, organizzazione Tedesca per le royalty musicali.

YouTube Logo MedioI negoziati fra YouTube e la GEMA non “sono andati in porto”, GEMA non ne vuole sapere e ora gli utenti Tedeschi pagheranno il prezzo del mancato accordo fra GEMA e YouTube. Già da mercoledi’ gli utenti Tedeschi (con IP Tedesco) non sono in grado di riprodurre i video musicali e la situazione non sembra dare segnali di “sblocco”. Vi è un divario tra qunto chiede GEMA e quanto vorrebbe pagare YouTube. Hennig Dorstewitz (portavoce Google di Amburgo) ha detto a Billboard (sono stati i primi a pubblicare l’accaduto) che GEMA chiedeva una “tassa” di $0.16o gni volta che un cittadino Tedesco ascoltava una canzone su YouTube, una cifra altissima visto lo stato dell’Economia ma anche quello della pubblicità online (la situazione non è rosea). Per contro veniva offerta dal portale una somma di $0.01 per Stream.

Il CEO della GEMA Harald Heker ha raccontato a Billboard che erano pronti ad abbassare le richieste arrivando a $0.013 per canzone, anche in questo caso hanno trovato un muro quando si è trattato d’andare al confronto con YouTube. Il risultato è che qualsiasi cittadino tedesco che voglia ascoltare (ascoltare e vedere) musica su YouTube dovrà munirsi di una connessione VPS munendosi di un IP che non sia Tedesco, in tal modo potrà accedere nuovamente al portale e continuare a vedere i video come se non ci fosse alcun blocco. Le connessioni VPN costano e, chi vorrebbe “appropriarsene” sarà obbligato a pagare una media di 10-15 $ mensili (è la somma per una buona VPN), una cifra capace di scoraggiare anche “il zoccolo duro” di YouTube, in rete esistono infatti soluzioni a “più buon mercato” come Spotify (legali) che, a fronte di 9€ mensili consentono l’accesso ad un catalogo musicale capace di far invidia anche a LastFM.

Cosa succederà ? Il futuro è incerto, le parole di Chris Dale sono comunque significative e dimostrano quell’incapacità delle major e etichette di riuscire a adeguarsi al futuro (presente):

They are essentially asking us to lose money with every video playback,” “We can’t pursue unsustainable economic practices, especially in this business environment. Until we can get rates sustainable for our business, we can’t afford to keep (premium music video service in Germany) up.”

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