logo spotifySpotify, il noto servizio online per ascoltare interi album in streaming riceve le lodi di Universal Music. Universal Music definisce Spotify come un modello di business sostenibile.

E’ giunta la conferma. Spotify, il noto servizio online tramite cui è possibile ascoltare interi album full lenght in streaming è già in grado di produrre (ottime) revenue per i detentori del Copyright. A confermarlo è un dirigente di una label del Regno Unito. Rob Wells, vice presidente senior di Universal Music Group International definisce Spotify come un modello di business sostenibile che paga bene (alle label con cui ha stretto accordi). Wells fornisce anche dei chiarimenti sulle revenue, stanno ricevendo royalties per gli stream in Inghilterra e Spagna.

Spotify è attivo anche in Svezia, Norvegia, Finlandia e Francia (Spotify Free), paga alle Label royalties con un modello misto, che fa “affidamento” alle sottoscrizioni ma anche alla pubblicità online. Veniamo anche a conoscenza che Spotify ha bisogno di convertire nei paesi dove opera il 10-12% della propria user base in utenti pro per poter generare sufficienti revenue e pagare le label.

“In all its territories bar two, Spotify pays the labels from a mixture of the money it generates from advertising revenues and subscriptions. That to me equates to a sustainable business model”.

Spotify non è tutto “rose e fiori”, sta attraversando dei problemi in Inghilterra visto l’alto numero di persone che stanno utilizzando la versione free e non sono passate alla versione PRO, è questo il motivo per cui è ritornato ad essere disponibile (la versione Free) per inviti, ciò limiterà quasi sicuramente il numero di utenti che fanno uso del servizio. Non siamo a conoscenza invece del numero di iscritti al servizio Premium ma, i rumours sembrano chiari, si tratta ancora di una bassissima percentuale.

Concludiamo citando ancora una volta Rob Wells (vice presidente senior di Universal Music Group), identifica Spotify come il quarto digital partner in termini di revenue generate dalla compagnia. Non sappiamo chi siano gli altri partner di Universal ma è facile pensare che siano dei nomi noti, l’Itunes di Apple ma anche YouTube che condivide le proprie revenue con le Label. La speranza è ora vedere Spotify approdare in Italia. Forse si tratta di un utopia visti i gravi problemi sollevati dall’ “iniquo compenso“, la formula “Siae – Bondi”  capace di danneggiare l’innovazione (chiunque intedesse approfondire la situazione sull’ “iniquo compenso” è invitato a leggere La replica delle Siae e le nostre osservazioni punto per punto – AltroConsumo) ..

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