Le indagini dell’UE hanno inizio nel 2000 quando AMD depositava presso la Commissione una denuncia in base all’articolo 3 – norma 17/62 “arricchita” in seguito da nuovi fatti e allegati nel Novembre del 2003. La Commissione Europea investigaav in seguito sui partner Intel (Dell, HP, Acer, NEC e IBM) giungendo infine nel 2006 ad affermare che Intel si è “prodigata” in pratiche di disturbo (Germania) verso i competitors grazie anche ad accordi con Media-Saturn-Holding GmbH (Media World).

L’analisi – investigazione dell’UE non si limita alla Germania, verte anche su Lenovo, ricorda l’attività di “lobby” (private litigation between Intel and AMD in the US State of Delaware) concludendo ad affermare che i maggiori produttori di computer sono stati condizionati, daneggiando anche gli utenti (consumatori) che non hanno avuto alternative. Tra i diversi esempi riportati dall’Unione Europea troviamo ad esempio Dell, progettava nel lontano 2003 uno switch a prodotti (processori) AMD ma Intel minacciava ritorsioni, convincendo quindi Dell di non procedere al switch.

Ma le accuse non sono di certo finite, la Commissione Europa giudica Intel colpevole anche di porre un freno all’innovazione, di aver creato una barriera all’innovazione in Europea dove sono stati creati dei veri cartelli, esempio è la catena MediaWorld dove Intel ha “ipotecato” pesantemente quote di mercato, in un settore ad alta crescita, come quello dell’informatica per la casa. Il comportamento di MediaWorld è lecito, ciò finchè non lede la libera concorrenza ed è quanto emerso dagli atti dell’UE.

Intel continua a dire di aver rispettato i standard europei, di aver perseguito un comportamento etico sul Mercato e di aver agito nella totale trasparenza. Le prove portate dall’ Unione Europa vanno da un altra parte, dimostrando i pagamenti ai produttori di Computer per limitare la concorrenza (AMD) ma anche gli sconti “nascosti”, se acquistavano CPU Intel.

Intel non ha ancora pagato, sta ricorrendo in appello.

Documenti dell’UE (PDF) :

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