I tentativi di censurare Internet si stanno diffondendo a macchia d’olio nel territorio del sud-est asiatico mentre i “governi di turno” si “prodigano” nella coercizione e intimidazione per frenare le critiche online.
Malaysia, Thailandia e Vietnam sono degli Stati in cui si registra un arretratezza tecnologica ma anche una grave mancanza di risorse finanziarie, niente a che vedere con la Cina che ha il più grande sistema di filtraggio mondiale, dedicato ai propri cittadini per limitare l’accesso a siti scomodi ma anche per limitare il controllo dello Stato sui cittadini.
Estratto da OpenNet Initiative:
China has devoted extensive resources to building one of the largest and most sophisticated filtering systems in the world. As the Internet records extraordinary growth in services as well as users, the Chinese government has undertaken to limit access to any content that might potentially undermine the state’s control or social stability by pursuing strict supervision of domestic media, delegated liability for online content providers, and increasingly, a propaganda approach to online debate and discussion.
Ma la Malaysia, Thailandia e Vietnam imparano in fretta e se non dispongono delle stesse risorse della Cina, adottano almeno gli stessi metodi già visti precedentemente in Cina arrestando Bloggers e individui non appena si ha un opinione diversa online. Tale situazione di per se desolante è un trend in aumento, ciò perchè fino a poco tempo fa erano regioni in cui l’uso di Internet era relativamente libero.
La Malaysia “è nel pieno splendore” della sue “epoca coloniale su Internet”, ha attuato una nuova legge in cui un Blogger può venir arrestato e finire in carcere per oltre due anni,ciò se pubblica online opinioni e affermazioni contro il regime. Anche il Vietnam (Stato Autoritario Comunista) tratta la stampa e opposizione al governo come la Malesia, arresta le persone ma arresta anche gli avvocati, quando cercano di difendere i propri clienti.
Ma tali situazioni di Censura sono di per se apparenti. Roby Alampay, direttore esecutivo di una associazione di avvocati con sede a Bangkok (Asia Sud-Est Press Alliance) dice:
“Diversi governi hanno scoperto che non è possibile utilizzare la sola tecnologia per bloccare il dissenso, la gente troverà sempre un modo per aggirarla”, “I governi stanno cercando invece di lanciare il messaggio che il governo guarda attentamente ogni singolo cittadino, molti arresti sono volutamente di alto profilo”.
In Tailandia la polizia ha arrestato ad esempio due persone per aver inviato tempo fa una registrazione audio in cui il Primo Ministro Abhisit Vejjajiva ordinava ai soldati di attaccare i dimostranti contro il Governo. Tale “trattamento di favore” è stato riservato anche a Suwicha Thakor…
Insomma, una situazione esplosiva quando si parla di censura e di cui si può avere un aggiornamento costante, basta cliccare l’immagine che vedete in alto per un redirect al sito della OpenNet Initiative e seguire “lo stato dell’arte” nella Censura Online

