E’ ancora polemica sul Web Tracking e Ad Tracking. Siti Web ma anche i servizi di Web Analytics e la stessa pubblicità online necessitano di cookie per tracciare l’utente. Identificare l’utente, ciò che sta facendo in quel determinato momento è utile per migliorare il layout del sito (il layout varierà a seconda del monitor) ma anche migliorare la produzione di contenuti. Senza Web Tracking e Ad Tracking il Web non esiste ma, un nuovo articolo del WSJ spiega che il Web sta andando oltre il normale web tracking e ad tracking.

Locandina Al Lupo al LupoInternet Explorer è nuovamente sotto i riflettori, è il Browser con il maggior marketshare e come tale dovrebbe (secondo il WSJ) avere le migliori opzioni per la privacy. Internet Explorer soddisfa le pretese del WSJ ma a metà, le impostazioni per la gestione cookie non sono facili da trovare. Critiche gratuite anche alla private mode di Internet Explorer, deve essere abilitata ogni qual volta si vuole avviare il Browser affinchè l’utente possa navigare con maggior privacy. Il WSJ non risparmia critiche neppure a Google che è entrato nel settore dei Browser con Google Chrome.

E’ una certezza, il mercato della pubblicità online non è più quello di qualche anno fa, si è evoluto e sono aumentati i Player. Google detta legge nel settore della pubblicità online ma non è solo, si trova in compagnia di Microsoft, Yahoo, Adobe e Apple.

Il vero problema è che i cookie esistono da anni (dal 1984) e sono alla base della pubblicità online. Senza Cookie non esiste business e senza cookie è impossibile capire ad esempio gli articoli HOT oppure quelli che non hanno suscitato interesse. La discussione di oggi è anacronistica, una sorta di difesa interna (Crociata Anti Cookie) del WSJ poichè (forse) il sito gemello del WSJ ha attivato un paywall. Non esiste alcuna cospirazione, i “marketer” non stanno spiando gli utenti, si cerca di fare business cercando di rende re la pubblicità online maggiormente mirata. Database accurati degli utenti ? Un cookie non è “eterno” e viene cancellato non appena vengono utilizzati gli strumenti appositi del Browser. E’ difficile credere che sia possibile creare quest’oggi database altamente accurati, sempre che un utente non effettui anche il login in quel determinato sito web.

Concludiamo ricordando che l’articolo del WSJ non ha dedicato alcun approfondimento alla propria privacy policy, non aiuta l’utente a capire come vengono gestiti i cookie del WSJ quando finiscono in mano “dei propri affiliati”.

Nulla di nuovo, quello dei cookie è il solito discorso “trito e ritrito”. E’ stato spiegato più volte che Internet Explorer non è perfetto ma ha ottime funzioni per gestire la privacy utente.

Attenzione ! Abbiamo cambiato dominio !

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