Sono tempi in cui è difficile non sentire pronunciare la parola privacy almeno una volta al giorno. Il recente “caso Buzz” ma anche la condanna ai dipendenti di Google (Bologna) per violazione della privacy riaccendono ancora una volta i riflettori su un territorio che necessita ancor oggi di una miglior legislazione. E’ vero, Google fornisce una piattaforma per l’hosting video, il recente dibattito era sulla libertà di informazione ma, cosa ha a che fare la libertà di informazione con un video dove dei ragazzi maltrattano un ragazzo disabile ? E’ vero, esistono anche delle derive come quella Francese o Inglese ma non è di questo che si vuole parlare, vogliamo parlare di Privacy Online applicata ai Social Networks poichè è una reale illusione.
Google Buzz è stato forse il peggior prodotto di Google, non per caratteristiche bensi’ per il modo tramite cui “spulciava” le informazioni. Le infinite proteste fecero indietreggiare il gigante delle ricerche con un “mea culpa” e applicando cambiamenti radicali a Google Buzz. Ma si tratta solo di uno dei tanti casi online poichè il reale problema di tutto ciò che è social è la condivisione delle informazioni e, più informazioni immettiamo nei Social Networks, minore sarà la nostra privacy…
Non ci credete ? Pensiamo un attimo a Facebook e alle informazioni che immettiamo giornalmente nel social network che possono essere messaggi di stato, foto, video ma anche links. Tutte queste informazioni delinenano un nostro modo di vedere ma anche ci distinguono da ogni singolo soggetto online, creano una sorta di identità. Non serve poi a niente dire che esistono i controlli sulla privacy quando Facebook è il primo ad apportare i cambiamenti, contraddicendo le “regole che ha creato assieme ai propri utenti”, solo in nome del Business. (vedi: Electronic Frontier Fondation critica aspramente la nuova privacy di Facebook). Forse è il caso di dire che se volete qualcosa di privato, è il caso che andiate a creare la vostra intranet, il cui accesso sarà limitato alla vostra cerchia di amici…
Il problema è maggiore se la privacy si scontra con le vite professionali, potrebbe portare anche a piacevoli inconvenienti in ambito business. Che fare ? Visti i precedenti (pubblicità negativa e gratuita su Facebook dove dei dipendenti insultavano gli acquirenti di un negozio, autofollowing dei contatti in GBuzz) è forse il caso di rivedere la nostra strategia online e, se la nozione di privacy è praticamente assente dai Social Networks, possiamo almeno darci da fare in ambito business. Come ?
- Educhiamo i dipendenti – Talvolta i blocchi aziendali sono costruiti malissimo a sono aggirabili. La miglior cosa è educare i dipendenti sulla privacy nei social networks, mettendo meno lucchetti poichè creeranno solo maggior curiosità, nell’aggirarli. E’ meglio spiegare le implicazioni di un Social Network, che può danneggiare una compagnia, per evitare di trovare online foto e informazioni a dir poco compromettenti..
- Forniamo strumenti per la collaborazione – Se i dipendenti cercano strumenti di collaborazione e usano quelli dei Social Networks o altre Società, cerchiamo di attivare una soluzione custom per la collaborazione che non sia su server “distanti migliaia di chilometri”, avremo in tal modo maggior controllo sulle informazioni.
- Gruppi Privati – Avete mai sentito parlare di Facebook e dei Gruppi Privati ?
