Chissà cosa ne penserà il legislatore Italiano dell’ultima intervista a Zuckerberg , fondatore di Facebook. Certo, aumentano senz’ombra di dubbio le persone che evitano di leggere le varie tos di un sito web procedendo “indiscriminatamente” alla registrazione. Ma, registrarsi su un blog non è come registrarsi su Facebook. Dopo essersi registrati su Facebook, i propri dati sono “alla merce” di milioni di persone, vige quindi una forte tutela della privacy, argomento ancora non preso in giusta considerazione da Facebook. La nuova intervista in cui compare “l’exploit” di Zuckerberg, non giova affatto alla causa Facebook, un Social Network preso di mira proprio per l’argomento Privacy, anzi, il rischio è che tale intervista possa ritorcersi contro…
Michael Arrington di TechCrunch è riuscito nel suo intento, mettere Zuckerberg “alle strette” sentendo il vero “pensiero Zuckerberg”. Facebook è nato come Network Universitario, dove le informazioni vengono viste solo dai propri amici, le persone con cui si ha stretto “amicizia”. Inizialmente il pensiero predominante era proprio questo, consentire solo agli amici visualizzare le proprie informazioni. Ora che è subentrata la popolarità (350 milioni di utenti non sono pochi..), la pubblicità, è tempo di incrementare anche le pageview poichè giovano all’advertising.

Non esistono altre spiegazioni ai cambiamenti di Facebook, il proprio nome, immagine del profilo, genere, città, networks, lista amici ma anche le pagine presso cui ci si è iscritti sono ora pubbliche. Cosa significa questo cambiamento ? Conoscete Google ? Ottimo, tali informazioni sono alla “merce” di qualsiasi motore di ricerca, Google incluso. Ma non è tutto, Zuckerberg afferma che la gente è intenzionata a seguire l’evoluzione di Facebook, aprire maggiormente i propri profili, giudicando antiquato il precedente “contratto” di Facebook con gli utenti ma anche le precedenti affermazioni di Facebook, che il controllo sulla privacy è il principale vettore attorno a cui funziona Facebook.
E’ vero, nessuno lavora gratuitamente. Facebook non è un opera caritatevole ma, dire che le persone sono in cerca di una riduzione della propria privacy è quanto di più inopportuno poteva esser detto nel corso dell’intervista. Certo, molte persone che si registrano su Facebook non sono sicuramente dei guru dell’Informatica, non hanno neppure “vissuto in clausura” per non conoscere a fondo l’importanza della propria privacy online e offline.
Note: Cliccate sull’immagine per accedere al video dell’intervista
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