Vi era un tempo in cui cercare se stessi su Google era definita una “vanity search”. Quest’oggi le ricerche su Google aventi come oggetto se stessi sono aumentate. Le persone prendono consapevolezza dell’Online Reputation.
Fino a qualche anno fa qualche persona o sito web criticava le ricerche online su se stessi, relegandole a “Vanity Search”. Forse le persone “che si divertivano a cercare se stessi online” erano “precursori”, persone che anticipavano un trend odierno, la gestione e analisi dell’Online Reputation. Questa pratica, quella di ricercare online se stessi è strettamente correlata ai Brand ma quest’oggi è diffusa, è quanto emerge dall’ultima analisi condotta da Pew.
Gli adulti sono quelli più attenti alla reputazione e gestione reputazione online, 57% degli adulti utilizzano quest’oggi i mot0ri di ricerca per trovare informazioni su se stessi contro il 47% del 2006. Aumenta anche la percentuale di persone che effettua ricerche su amici, colleghi o determinate persone, il 46% degli utenti intervistati contro il solo 26% del 2006. Il dato sembra reale, ricordiamo i numerosi casi di assicurazioni che sono riuscite a identificare utenti su Facebook ma anche Datori di Lavoro che hanno scoperto dipendenti su Facebook che non erano affatto in malattia in quel determinato arco di tempo..
Chi è ancor più attento all’online reputation sono le persone di età tra i 18-30 anni, attenti a ciò che condividono, con chi condividono e dove condividono. Il 71% delle persone intervistate tra i 18-30 anni ammette addirittura d’aver cambiato i propri profili online per gestire al meglio la propria privacy. Dato contro corrente considerando il polverone sollevato da utenti, Stampa e Associazioni quando Facebook cambiava le impostazioni sulla privacy ? La risposta è NO. L’impressione è che gli utenti stiano percorrendo finalmente il “sentiero della privacy” e che, sebbene tale sentiero sia ancor oggi in salita, abbiano iniziato con “il passo giusto”.
Lo studio informa che le informazioni personali stanno diventando “una forma di moneta condivisa nel social market”. Ecco perchè bisogna sempre più stare attenti, cercando di fare attenzione alle impostazioni della privacy online ma anche cercando di fare lobby e fare in modo attraverso le associazioni dei consumatori che il governo vari al più presto leggi che limitino l’uso dei dati personali online.
E le preoccupazioni sulla quantità di dati disponibili online su se stessi ? Tale dato è in diminuzione ma la spiegazione è offerta da PEW:
However, most of this decrease is attributable to those who have never used a search engine to check up on their digital footprints. Those who do monitor their search results are more likely than non-searchers to express concern (37% vs. 27%).
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