Tempi duri per i quotidiani online, le fonti di informazione che vorrebbero chiudere al pubblico passando a pagamento. Un nuovo studio effettuato su consumatori di Online News tra il 28 Dicembre e il 19 Gennaio 2010 rivela che la maggior parte di essi si affida a portali che aggregano News.
Siamo sicuri che le precedenti discussioni, l’intenzione di De Benedetti di chiudere al pubblico, gli attacchi di Murdoch a Google & Co ma anche l’attacco della FIEG a Google non siano altro che la diretta conseguenza dell’incapacità di generare reddito, a fronte dei soldi che percepiscono dallo Stato ? Non conosciamo la riposta, non siamo neppure a conoscenza della vera causa degli attacchi di De Benedetti – Murdoch – Fieg a Google News, sappiamo però con certezza che i quotidiani online vengono letti sempre di meno, prediligendo i portali di aggregazione delle notizie online come Google (Google News) o Yahoo.
Un nuovo studio rivela un trend oramai noto, la gente spende sempre meno tempo online a leggere i quotidiani prediligendo gli aggregatori e, man mano che si riduce l’età gli aggregatori vengono sostituiti dai feed rss e lettori di feed rss (Feeddemon ?). I nuovi sono di PewInternet che pubblica un report sullo stato dei Media. Il report esordisce dicendo che il 2009 è stato un anno di sperimentazione per generare nuove fonti di reddito ma sono in pochi ad aver capito come monetizzare al meglio i propri contenuti, a fronte di un aumento di visitatori.
Sono in molti ad aver ipotizzato ad un passaggio a pagamento ma, di fronte ad un declino inesorabile delle revenue pubblicitarie, non hanno ancora effettuato un passaggio ad un modello a sottoscrizione poichè la maggior parte dei lettori non sarebbe interessata ad uno switch. Piuttosto d’andare a pensare ad un cambiamento drastico, una chiusura al pubblico della propria testata giornalistica, sta prendendo piede l’idea di attivare dei micropagamenti, mescolando tali revenue assieme la pubblicità online.

Il report di PeNews continua approfondendo l’argomento Branding, dice che è sempre più difficile “imprimere al consumatore un BRAND” poichè l’abbondare di informazione online e offline rende il proprio prodotto come parte di una “commodity” e non come un valore aggiunto. Tale fenomeno aumenta man mano che si ingrandisce “l’apparato che fa informazione” giungendo al risultato che solo il 36% degli intervistati (consumatori di News) ha un proprio sito di riferimento mentre il solo 19% pagherebbe, per leggere le News Online.
Maggiori info: The economics of online news
