Cosa succede in Cina ? L’annuncio di Google che intende eliminare qualsiasi forma di censura ai propri contenuti in Cina è per una questione morale oppure di convenienza ?
Il nuovo editoriale del WSJ porge la mano a Google facendo i complimenti, per la scelta di voler eliminare qualsiasi forma di censura da google.cn. E’ vero, il governo Cinese si avvale della Censura per fronteggiare gli oppositori ma anche qualsiasi testimonianza sulle repressioni, eliminando foto sgradite ma anche informazioni, che testimoniano la brutalità delle forze di polizia.
In Cina esistono oppositori, che si battono giornalmente per la libertà di informazione. Affermare però che Google sia mosso da una questione morale in Cina è quanto di più sbagliato possa esistere. E’ vero, la Cina ha mosso più volte critiche a Google poichè i propri contenuti non erano censurati bene quanto quelli di Baidu (primo motore di ricerca in Cina n.d.r.). Dire però che il retrofront di Google avvenga solo per problemi con la censura Cinese è sbagliato. In Cina gli utenti sono diventati esperti nell’aggirare “il firewall Cinese”, è un sistema parzialmente efficace che presenta non poche lacune.
Cosa sarebbe successo se Google fosse il primo motore di ricerca Cinese ? Google avrebbe pubblicato lo stesso comunicato oppure le “acque” sarebbero meno agitate ? La risposta viene fornita questa volta da TechCrunch:
“Does anyone really think Google would be doing this if it had top market share in the country? For one thing, I’d guess that would open them up to shareholder lawsuits. Google is a for-profit, publicly-held company at the end of the day. When I met with Google’s former head of China Kai-fu Lee in Beijing last October, he noted that one reason he left Google was that it was clear the company was never going to substantially increase its market share or beat Baidu. Google has clearly decided doing business in China isn’t worth it, and are turning what would be a negative into a marketing positive for its business in the rest of the world.”
Ebbene, le stesse considerazioni di TechCrunch vengono pubblicate dall’ Economist, in un articolo che illustra l’attuale posizione di Google: Flowers for a funeral. The Economist dice che la posizione di Google è chiara, giunse nel 2006 in Cina “attirato” dalle lusinghe dello stato che ha il maggior numero di Internauti ma non è riuscito a raggiungere dopo 2 anni il proprio obbiettivo, riuscire a competere con Baidu. Dopo 2 anni Google gioca ancora come inseguitore e la situazione non sembra migliorare affatto.
Immediata la risposta del governo Cinese, nessuna concessione speciale per Google qualora scelga di non filtrare più i propri contenuti online.
“The Chinese government administers the Internet according to law and we have explicit stipulations over what content can be spread on the Internet,” “.. Given the reason Google cited in its announcement — that Google.cn can no longer put up with Beijing’s censorship — the CCP leaders are afraid that it could set a dangerous political precedent should they compromise on this one. …”
L’abbandono dei propri uffici ma anche di google.cn sembra a questo punto inevitabile, tranne ripensamenti “dell’ultima ora”.
