Pesanti critiche a Bing, il search engine Microsoft per aver censurato le ricerca in Cina. L’ultime critiche sono del New York Times che sintetizza:”Boycott Microsoft Bing”.
La lotta tra i Search Engine è per il numero di features ma anche qualità dei risultati, il NYT vorrebbe aggiungere a quest’equazione anche l’attuazione o non della censura. Il mondo è bello, tutto è perfetto ma la realtà è un altra cosa. Le affermazioni – critiche del NYT sono del tutto appropriate, quando si riferisce a Obama e al mancato incontro con i dissidenti in Cina ma anche al delay con l’incontro del Dalay Lama. Parlando di Search Engine è tutt’altra cosa..
Si tratta di un problema reale, Internet deve essere libera e la censura dovrebbe essere qualcosa relegato al passato. Utopia, il New York Times ha pubblicato nella giornata di ieri un articolo piuttosto pesante contro Bing, citando anche Yahoo ma, dimenticando (volutamente?) molti precedenti di Google, search engine “dominante”, sulla sua relazione con quella che viene definita “Chinese Censorship”.
Risale al 2006 una press release in cui veniamo a conoscenza che Google ha dovuto “inchinarsi” ai Diktat Cinesi qualora volessero operare in Cina. Risale a quell’anno l’eliminazione da parte delle ricerche di materiale che veniva ritenuto “scomodo” dai burocrati Cinesi. Non occorre citare nessuno a dimostrazione di tali affermazioni, basta qualsiasi ricerca su Internet avente come oggetto “google china censorship 2006″. Se proprio volete avere dei riferimenti il consiglio è dare un occhiata a questi screenshot (2006).
“Sacrosanta Realtà” quando il NY Times afferma che Yahoo dovette sottostare al Partito Comunista Cinese, consegnarono inoltre i dati di alcune email che aiutarono a incarcerare dei dissidenti. E’ vero che che Bing ha già escluso dalle ricerche diversi termini, modificandoli ai voleri Cinesi in risultati Pro Partito Cinese. il NYT dice che è stato escluso il massacro di Tiananmen, che il Dalai Lama diventa un oppressore e che, chiunque cerchi qualcosa su Falun Gong, riceverà come risultato che, chi ci crede, è una “canaglia”
Si tratta di fatti gravi, che mettono sicuramente in “cattiva luce” il search engine Bing ma, come al solito, “chi è senza peccato scagli la prima pietra”. E’ vero che in questi tempi la Carta Stampata “soffre”, non ha più l’appeal di una volta ma, al posto d’aver pubblicato “Boycott Microsoft Bing” che ha attratto (sicuramente) diversi lettori, sarebbe stato maggiormente appropriato un editoriale, in cui si chiede ai search engine Maggior Trasparenza ma anche un codice di condotta unico, cosa ancor lontana…
