logo spotifyE’ già passato un anno dall’affacciarsi di Spotify sul mercato e il suo fondatore pubblica un post sul blog ufficiale, inserendo dei pensieri sulla compagnia, lo stato dell’economia, la monetizzazione di Spotify ma anche il futuro. Daniel EK inizia ringraziando le case discografiche del sostegno a Spotify, i manager e artisti che hanno sostenuto Spotify aiutando a far crescere il business giungendo al punto in cui sono arrivati. Ma Spotify ha una lunga strada da percorrere e, a fronte di una recessione e la pirateria dilagante, il messaggio di Daniel è chiaro, l’industria musicale ha da rinnovarsi. E’ facile snocciolare fatturati ogni anno, dicendo che l’industria musicale è in crescita ma ogni anno l’industria musicale oltre a presentare tali dati continua a criticare la pirateria, perchè non cercare di rinnovarsi fronteggiandola e portandola alla diminuzione ? L’approccio di Spotify non consiste nel prendere misure impopolari (vedi la Francia ma anche l’Inghilterra), intendono proporre qualcosa di nuovo.

Daniel cita iTunes, dicendo che agli inizi l’industria non era affatto convinta che tale modello potesse essere redditizio, facendo intendere che si sbagliava. Daniel EK non intende associare Spotify a iTunes, sono due modelli di società troppo diversi, intende dire solamente che la sperimentazione è alla base di nuove revenue, per Spotify ma ancor più per l’industria musicale.

Daniel EK dice: “Se stiamo chiedendo all’industria di cambiare, abbiamo bisogno di essere trasparenti e onesti sull’obiettivo finale – soprattutto perché stiamo chiedendo a tutti di fare un enorme salto di fede in un luogo sconosciuto dove si potrebbe sostenere che l’industria rischia la maggior parte dei clienti redditizi.” Il fondatore di Spotify afferma inoltre di voler migliorare la monetizzazione del servizio migliorando le librerie musicali e trasformando Spotify in uno strumento ancor più portabile. Certo, Spotify non consente ancora l’acquisto di Musica online ed è una lacuna, a ciò intendono porre rimedio entro breve.

E’ chiaro il destinatario del messaggio quando dice “Chiediamo a tutti di avere pazienza per effettuare una chiara distinzione fra servizi gratuiti e a pagamento”. Ancora una volta il destinatario del messaggio sembra essere lo stesso quando afferma che l’industria della musica ha il potenziale di diventare un settore da 40-50 miliardi di $ entro breve, aumentando i flussi di streaming ed è qui che arriva la proposta. Il fondatore di Spotify vuole come obiettivo un mix tra musica ad-supported, download, abbonamenti, merchandising e biglietti in cui l’utente viene prima e dove la chiave di monetizzazione viene dalla portabilità dei diritti di accesso ed “imballaggio”.

Daniel EK dice che si tratta di novità che la maggior parte delle persone del settore può accettare, ma ciò non potrà mai realizzarsi se l’industria continua a far rispettare le tasse su ogni canzone riprodotta in streaming. Ancora una volta il messaggio di Daniel EK è chiaro, chiunque voglia innovare legalmente nel settore della musica in streaming rischia prima o poi il fallimento se l’industria musicale non cerca di ammodernizzarsi, dopotutto si parla di maggiori revenue per Spotify e l’intera industria musicale…

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